Impudicizia 1991 Work [SAFE]
Nei giorni seguenti, Francesco cominciò a sperimentare piccole trasgressioni. Non erano atti rivoluzionari: rispondeva a una telefonata con un saluto più allegro, lasciava il cappotto sul divano invece che nell'armadio, si sedeva al cinema nelle prime file come invece Elena aveva sempre preferito le retrovie. Ogni gesto lo faceva sentire stupido e stranamente leggero. Si sorprese a fischiettare canzoni che non ricordava di conoscere.
Il biglietto era diverso. Non era un segreto sussurrato per nascondere un tradimento; era una dichiarazione, una presa di possesso della propria felicità. "Impudicizia." Una parola che sembrava brillare per il suo coraggio. Francesco non sapeva se ridere, piangere o inginocchiarsi. Sentì il tempo affluire indietro: i giorni in cui avevano ballato in cucina, i piccoli silenzi che non avevano mai riparato, la volta in cui Elena aveva tolto la tovaglia per stendere i panni sul tavolo e lui aveva parlato di cose pratiche mentre fuori la pioggia suonava una sinfonia di telegrafi. impudicizia 1991 work
Una mattina, trovò in soffitta una scatola di fotografie che non aveva mai aperto. Dentro c'erano scatti di viaggi, di mani strette, di tramonti col torchio della luce che tagliava la silhouette di Elena. Una foto lo colpì: lei su una barca, i capelli al vento, gli occhi chiusi come se stesse assaporando un segreto. Sulla cornice, una scritta a penna: "Impudicizia, 1978." Era una battuta? Una data? Un titolo dato a un momento? Chi l'aveva scritto? Elena stessa, probabilmente, con il fare scanzonato di chi titola la propria felicità come si dà un nome a un fiore. Si sorprese a fischiettare canzoni che non ricordava
"Non dirlo a nessuno. Io sono più felice così — impudicizia." "Impudicizia
Il giorno dopo, Francesco uscì con la lettera in tasca, come un biglietto di un viaggio a cui non sapeva se avrebbe partecipato. Camminò fino al mercato, tra bancarelle di frutta e voci che si sovrapponevano. C'era una ragazza che vendeva mazzi di basilico con le mani veloci e i denti bianchi; gli venne in mente quel mare di capelli di Elena. Comprò due arance e si ritrovò a raccontare al venditore una storia di quando aveva portato Elena al luna park e lei aveva urlato di gioia su una giostra troppo lenta. Il venditore rise, e per la prima volta dopo lungo tempo, Francesco si sentì parte di una conversazione senza la cappa della formalità.